LITURGIA - LA LITURGIA IN GENERALE

Il termine “Liturgia” deriva dal greco e significa "l’opera in favore del popolo".
La liturgia chiama tutti i battezzati ad essere non solo Chiesa spirituale ma Chiesa visibile che, radunata nello Spirito Santo, insieme con Cristo suo Signore e Maestro, glorifica, loda, incontra Dio e gli uomini ne raccolgono i frutti della santificazione.
E’ momento privilegiato dove gioiosamente l’uno pone al servizio dell’altro i propri doni e carismi per essere insieme espressione di comunione e comunità: “ Popolo di Dio”.
Tutte le realtà di questo mondo celebrano le tappe e i momenti più importanti e significativi della propria storia e della propria vita (trovarsi insieme per … vivere-rivivere per …).
La liturgia cristiana è celebrazione dell’evento che ha costituito la Chiesa e del mistero che da sempre l’alimenta: “ Cristo Gesù”.
Centro di ogni liturgia è sempre Cristo (altare-offerente-offerta) questa centralità pone la liturgia come culmine cui tende tutta l’azione della Chiesa e fonte da cui promana tutta la sua forza (SC).
In quanto opera di Cristo sacerdote e della sua Chiesa (con-per-in Cristo) ogni celebrazione liturgica è sacra.
La liturgia nel suo insieme è memoria e preghiera, annuncio e profezia, in essa passato, presente e futuro si sintetizzano in un’unica dimensione temporale “l’oggi della salvezza”.
Nasce dalla fede frutto dell’annuncio evangelico e della catechesi, dà compimento alla evangelizzazione e anima il servizio di missione e carità.
L’incontro con Dio avviene per mezzo di un linguaggio fatto di parole e gesti, segni e simboli, preghiera e canto, attraverso l’esperienza dei sacramenti e dell’anno liturgico.
I sacramenti istituiti da Cristo e affidati alla Chiesa sono segni visibili di una realtà invisibile, tappe che accompagnano la crescita del credente, la rafforzano, la illuminano, la sostengono.
L’anno liturgico rispetto a quello civile ha una particolare impostazione in quanto basato sulla liturgia. Nel corso dell’anno la Chiesa vi ha distribuito la memoria dell’opera di salvezza del suo Signore dalla nascita, alla vita pubblica, alla passione e morte, alla risurrezione fino alla gloria.
L’evento pasquale della morte e risurrezione di Gesù è il cuore dell’anno liturgico i cui tempi sono scanditi dalla domenica perché “Giorno del Signore”, giorno della Risurrezione di Gesù da morte: è il giorno della fede cristiana nella sua totalità.
Nel corso dell’anno liturgico la Chiesa venera con particolare amore Maria, madre di Dio, e i Santi: essi hanno vissuto in pienezza l’insegnamento di Gesù e sono passati con lui nella gloria.
L’anno liturgico è un itinerario di fede, di ascolto della Parola, di preghiera: un itinerario di vita, quella stessa di Cristo, capace di trasformare gradualmente la nostra.
Vivere l’anno liturgico è impegno di ogni battezzato per trasformare la propria vita, rinnovandola e convertendola.

IL GIORNO DEL SIGNORE (dalla Lettera Pastorale del Vescovo)
La domenica emerge come centrale nella vita dei cristiani, perché è il giorno contrassegnato dalla novità dell’evento cristiano: la Pasqua di Gesù, il Cristo.
Tutti i Vangeli concordano nell’affermare che Gesù è risorto “il primo giorno dopo il sabato”, “il primo giorno della settimana” (cf.Mc. 16,2; Mt. 28,1; Lc. 24,21; Gv. 20,1).
Le apparizioni del Risorto, accompagnate dal dono dello Spirito, si collocano il primo giorno dopo il sabato (Gv. 20,19; Gv. 20,26). Luca pone l’apparizione ai due discepoli di Emmaus lo “stesso giorno” della risurrezione (Lc. 24,13), dunque sempre il primo giorno dopo il sabato.
Anche la Pentecoste si situa, secondo Luca, il primo giorno dopo il sabato.
La risurrezione, le apparizioni del Risorto, il dono dello Spirito, cioè i tre eventi escatologici fondamentali, sono dunque collocati tutti il primo giorno della settimana. I cristiani di conseguenza hanno assunto il ritmo settimanale ebraico ma, in forza della risurrezione, delle apparizioni del Risorto e della Pentecoste, hanno attribuito un’importanza centrale al giorno dopo il sabato. Inoltre i racconti evangelici delle apparizioni del Cristo risorto parlano spesso di pasti presi da Gesù con i suoi discepoli. Si tratta di evidenti allusioni all’Eucarestia. La prima tradizione cristiana vede la celebrazione domenicale dell’Eucarestia in continuità con questi pasti presi dal Signore, con i suoi discepoli. E’ il legame con l’evento pasquale nella sua pienezza che caratterizza “il primo giorno della settimana” ad atti salienti della comunità cristiana.
Si tratta ora di recuperare il significato teologico, di cui questo giorno è carico, per poterlo vivere con maggiore coscienza. A partire dai testi biblici i Padri della Chiesa hanno dato diversi nomi alla Domenica, che indicano la spiritualità cristiana di questo giorno.
I nomi della Domenica:
• Giorno della Risurrezione
E’ il nome che predomina nella prima Chiesa e nella riflessione dei Padri. Il concetto che la vita è creata di nuovo, perché il Cristo è risorto, prevale nel pensiero patristico.
• Giorno del Signore
Il giorno del Signore è commentato soprattutto da Ignazio di Antiochia, che raccomanda ai fedeli di “vivere secondo la domenica”, che non è solo anamnesi dell’evento della risurrezione (passato), ma è esperienza attuale della presenza del Risorto in mezzo ai cristiani radunati per l’Eucarestia ed è profezia del giorno futuro, in cui la Signoria del Risorto si estenderà su tutto l’universo.
• Giorno del sole
Giustino dice che “Cristo è il vero sole che, alzandosi con la Risurrezione, illumina tutto il mondo”.
• Primo giorno
Se all’origine “primo giorno della settimana” era semplicemente il nome del giorno che succedeva al sabato del calendario ebraico, esso si è poi rivestito di un contenuto nuovo e pieno di meraviglie agli occhi dei cristiani in quanto giorno della Risurrezione.
• Ottavo giorno
Gregorio di Nazianzo che mediterà a lungo sulla domenica come giorno di apertura al futuro dirà: “è il primo giorno in rapporto a quelli che seguono, è l’ottavo giorno in rapporto a quelli che precedono”.

COME VIVERE IL GIORNO DEL SIGNORE
1. E’ il giorno dell’assemblea.
E’ il giorno in cui i cristiani si radunano e si riconoscono come ekklesia.
2. Giorno della riconciliazione.
E’ questo un impegno evangelico: “se presenti la tua offerta sull’altare e ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia il tuo dono davanti all’altare e và prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono” (Mt. 5,23-24; Mc. 11,25).
3. Giorno di condivisione e di carità fraterna.
Il giorno del Signore che è epifania del Corpo del Signore, è naturalmente epifania anche della Carità, che è il vincolo che unisce le membra del corpo mistico.
4. Giorno della Parola e dell’Eucarestia.
Origene spiega: “La parola di Dio è la manna che il Signore fa cadere dal cielo ogni domenica”. Tertulliano insiste: “Noi cristiani ci raduniamo per leggere le Sacre Scritture e con le parole sante nutriamo la nostra fede, innalziamo la nostra speranza, rinsaldiamo la nostra fiducia”.
La “Didascalia Apostolorum” è categorica: “quale giustificazione potrà presentare a Dio chi non si reca il giorno di domenica in assemblea ad ascoltare la Parola di salvezza e a nutrirsi del cibo divino che dura in eterno?”.


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